Anche quest’anno ho incontrato gli allievi del Master in Comunicazione Musicale dell’Università Cattolica, sede di Milano.

Abbiamo parlato di programmazione musicale assistita dal computer per la Radio e la TV (per i palinsesti lineari, in ultima analisi), utilizzando come “tutorial” per gli esempi pratici un software leader nel mondo, Music Master, gentilmente concesso da BVMedia​.

Lezione su Music Master e i palinsesti musicali lineari - Gli allievi dell'Università Cattolica di Milano, Master in Comunicazione Musicale 2014-2015

Gli allievi dell’Università Cattolica di Milano, Master in Comunicazione Musicale 2014-2015

L’interesse e la curiosità per l’argomento, negli allievi, sembrano addirittura superiori oggi rispetto al passato, forse perché in un’epoca di “dieta mediatica fai-da-te” queste tecniche rappresentano qualcosa di inusuale e conoscerle risulta un valore aggiunto al proprio bagaglio culturale e professionale.

Ho però una riflessione – meglio, una provocazione – paradossalmente nata non dai miei allievi ma da me, dopo oltre 25 anni di lavoro e confronto con un sistema dei media che si è via via rivoluzionato e con nuove generazioni sempre desiderose di capirlo e lavorarci. Eccola.

Prima dei media digitali, e soprattutto prima dei social newtork, quando si parlava esclusivamente di palinsesti da fruire passivamente in modo lineare, erano cruciali la cura del contenuto ma anche la sua organizzazione in un preciso format, inserito sostanzialmente in un quadro abbastanza solido di regole, spesso anche solo di consuetudini nate da constatazioni empiriche. Banale esempio: se suonavi un classico del rock e una canzone di disco music contemporanea di fila, senza nemmeno uno stopset in mezzo, non solo venivi additato come un dilettante dai colleghi, ma effettivamente il non rispettare alcuni “canoni formali” nell’organizzare i contenuti raramente sortiva risultati positivi verso il pubblico. A meno che tu non fossi un rarissimo caso di talento geniale e quegli accostamenti “forzati” non fossero casuali, ma frutto di un disegno che più o meno consciamente avevi nell’animo e riuscivi a far percepire ai tuoi ascoltatori.

Palinsesti e domande…

Attualmente, nel sistema di comunicazione dove i fruitori hanno tutte le possibilità di personalizzare il “proprio” palinsesto, quando non addirittura di crearne i contenuti, che ruolo hanno le trasmissioni dei media lineari? Restringendo il campo, per evitare di andare fuori tema: quanto conta la cura non solo dei  contenuti (sulla cui importanza non ho dubbi), ma anche dei dettagli nel loro accostamento e nella confezione rispetto a una missione editoriale, un brand, un target ecc.?

Nello specifico della Radio, se 10 anni fa con un format, anche semplicemente di flusso, e una programmazione fatta in anticipo, c’erano buone chances di ritagliarsi un target e una quota di ascolto e fatturato in un mercato, oggi è ancora così cruciale la cura maniacale di un clock, di un accostamento tra contenuti, di una confezione, oppure – estremizzando – possiamo immaginare che oggi possa avere più successo una Radio che, seppur su canali tradizionali, sia un aggregatore di contenuti (professionali ma anche originati “dal basso”) scelti in diretta solo per la loro rilevanza in quel momento (e luogo)? Contenuti, magari, etichettati con brand differenti e, in sostanza, assemblati in palinsesto senza troppe formalità, pur di soddisfare la missione del servizio in tempo reale da uno a molti, il senso di appartenenza a una comunità, pur di toccare le corde emotive e generare coinvolgimento, tutte cose che sono comunque nell’essenza della Radio stessa e che prima esprimevamo con tecniche e “consuetudini” differenti?

Credetemi, mi sto facendo un po’ “del male” nell’affermare quanto sopra… In realtà, le mie domande sono interrogative retoriche delle cui risposte – non uniche, né “verità assolute” – sono già in gran parte convinto, butto via ben poco delle regle valide nell’epoca “esclusivamente lineare”. Semmai, le attualizzo. Dalle consuetudini che non fossero sostenute da un quadro di analisi oggettivo, invece, mi sono sempre smarcato.

Sarei però interessato a sentire le vostre risposte.

E forse, tra qualche mese, potrò anche raccontarvi come è andato un nuovo esperimento che sto provando a mettere in campo, proprio sulla scia di queste riflessioni.

Commenta l’articolo su Facebook Commenta l’articolo su LinkedIn

Continuando ad utilizzare questo sito, accetti l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookies, piccoli file di testo che vengono depositati sul vostro computer. In generale, i cookies vengono utilizzati per mantenere le preferenze dell’utente, memorizzano le informazioni per funzioni come i “carrelli della spesa” online e forniscono dati di monitoraggio anonimi per applicazioni di terze parti. I cookies eventualmente installati nel computer dell’utente che utilizza questo sito sono cookies di terze parti, come Google Analytics e sistemi che permettono condivisione di contenuti sui social network e simili. Potete scegliere di disabilitare i cookies su questo e su altri siti. Il modo più efficace per farlo è disabilitare i cookies nel browser. A tal proposito, suggeriamo di consultare la Guida del vostro browser.

Chiudi