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Sto lavorando in questi giorni al progetto di una nuova radio locale italiana di portata provinciale, che mi entusiasma particolarmente perché si articola tra diffisione analogica in FM e piattaforme digitali. Ho pensato di condividere con voi alcune riflessioni.

Nello scenario offerto dalle tecnologie digitali e nell’impossibilità di fare previsioni a lungo termine, sostengo la seguente “corrente di pensiero”:

  • oggi la Radio deve essere considerata “ibrida”, affrancata dal suo “hardware” tradizionale; deve sì contare sul suo canale di massa (che ad oggi è la trasmissione FM), ma deve essere presente su tutte le piattaforme da cui può trarre giovamento a breve e medio termine (sia con il simulcasting del programma FM, sia consentendo la fruizione non lineare dei contenuti, sia permettendo l’interazione e l’acquisizione di feedback dagli ascoltatori, sia creando nuove opportunità di comunicazione e vendita per le aziende già clienti della Radio FM)
  • per l’ascoltatore, il contenuto è sempre cruciale nella scelta di un’emittente al posto di un’altra e le piattaforme utilizzate per distribuirlo sono lo strumento da selezionare e configurare in conseguenza del contenuto stesso; esse non sono il fine ma il mezzo, perché il valore della Radio, in questo scenario, sta sempre più nel contenuto, nel servizio reso e sempre meno nel fatto che possegga una rete di trasmissione o una tecnologia proprietaria
  • la Radio ha in sé la componente umana, unisce una comunità di persone attraverso le emozioni condivise in tempo reale e stimolate dalla voce, dal racconto di “storie”, dal dialogo, dalla creazione di “immagini” nella mente degli ascoltatori; i servizi di musica in streaming con scalette personalizzabili (es. Spotify) sostituiscono il Walkman o il riproduttore mp3 e sono degli automi; essi – a differenza della “propaganda” fatta da alcuni operatori esclusivamente digitali – non sostituiscono la Radio, né il valore aggiunto della Radio sopra descritto.

Sbaglio? Dimentico qualcosa? La pensate così anche voi?

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